La potatura è un giardino carico di promesse

La vigna d’inverno è bruttissima, dopo aver perso le foglie in autunno i tralci nudi rimangono come lunghe dita secche. Il momento peggiore è con la prepotatura cioè quando i sarmenti dell’ anno precedente vengono tagliati e rimangono appesi ai fili metallici agitandosi al vento. L’effetto è cimiteriale. Le fasi successive sono la stralciatura, fatta a mano per buttare a terra i tralci in modo che poi vengano rimossi con una sorta di rastrellone e poi bruciati per impedire possibili diffusioni dei funghi. Per la verità la prima operazione invernale è il taglio delle viti morte per il mal dell’esca, in quanto serve a impedire che l’infezione si propaghi. La potatura invernale ridona alla vigna un aspetto di un giardino pieno di promesse. Si tratta del primo e più importante passo verso la futura vendemmia. La potatura invernale determina la quantità della futura produzione. Le nostre vigne sono allevate in modo molto tradizionale con un “cordone speronato” e coltivate in modo biologico con qualche elemento del biodinamico. Insomma, siamo tradizionalisti e attenti alla natura. Il tronco, che è l’unica parte permanente, ha la forma di una L rovesciata. L’orientamento del braccio orizzontale delle viti segue la direzione del vento e si appoggia sul primo filo metallico che regge l’impalcatura dei tralci, la così detta spalliera. La potatura secca “sembra facile” come diceva l’omino coi baffi! In realtà sbagliarla è frequente per chi è inesperto e ha un effetto disastroso perché “acceca” la vite cioè le toglie “l’occhio” che fruttificherà. Ma i nostri potatori sono ben istruiti e ben allenati. Con le pinze in mano fanno miracoli!