L’inverno è alle spalle, ma ricordiamo con emozione i giorni della potatura

Inverno, è tempo di potatura in vigna e di lavoro in cantina. Muniti di forbici e avvolti da caldi pile e da giacche impermeabili,  tra novembre e dicembre ci siamo immersi nella vegetazione (che non c’era più) per compiere il gesto più importante della stagione, quello che condizionerà la produzione d’uva per il 2017. Ed eccoci qui, con gli sbuffi d’aria calda che uscivano dalle nostre bocche, con il vento che soffiava davanti al viso, con il freddo che solo la campagna padana sa regalare, con la nebbia che ci faceva scomparire uno dall’altro e da nasconderci anche a pochi metri di distanza,  a percorrere le colline o i campi inarcati alla ricerca del taglio giusto che giustifichi la fatica. Eccoci qui con la forbice in mano a osservare, amare, toccare il ramo giusto, quello che produrrà le gemme migliori, a tranciare i rami meno nobili per lasciarli li, perché la natura deve fare il suo corso e loro devono aiutare la terra a fortificare i ceppi caduti appena vicino a loro. Nel silenzio più glaciale, nello scuro di un cielo che per due mesi non si è mai aperto, nemmeno con uno spiraglio d’azzurro,  pianta dopo pianta, ramo dopo ramo, abbiamo portato a termine un lavoro pesante e faticoso, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Le nostre vigne sono allevate in modo molto tradizionale con un “cordone speronato” per le uve barbera, bonarda, riesling, ortrugo, pinot, con il sistema Guyot per lo chardonnay, per la croatina e il merlot. Le viti  vengono coltivate in modo biologico con qualche elemento  biodinamico. Purtroppo qualche trattamento chimico verrà dato all’inizio dell’estate, ma non procederemo mai con i diserbanti o con altri prodotti che non siano indispensabili.