int-prodotti

I mille sapori della pianura lombarda si sposano meglio con i vini Stefano Bossi

San Colombano al Lambro è un’enclave della provincia di Milano in quella di Lodi. La città confina anche con quella di Pavia e non dista molto da quella di Piacenza. Conseguentemente gli influssi gastronomici risentono delle caratteristiche di quattro province invero molto simili, con prodotti della pianura, della terra, delle piante, degli animali che le popolano. Le coltivazioni sono affini, gli animali sono allevati alla stessa maniera, l’aria è umida e in inverno è nebbiosa in quasi tutta la superficie delle province di Milano, Lodi, Pavia e Piacenza.
Venire a San Colombano significa immergersi nella storia, fare un’incursione in un Borgo insigne visitato da Santi (San Colombano) e da Poeti (Petrarca, che vi soggiornò per un certo periodo). Il suo nome deriva dal Pellegrino che partì da Bangor, in Irlanda, e che morì e venne sepolto a Bobbio. Sulle sue colline, che da migliaia di anni si ergono sopra la cittadina, da sempre vengono coltivate le viti, e dal tempo dei romani (e forse anche prima) viene prodotto un vino buono e apprezzato da tanti, pur se in parte misconosciuto.
Il lavoro in vigna è duro, faticoso, rischioso, ma che rende libero chi lo fa. I vini prodotti si sposano benissimo con le specialità gastronomiche di un territorio molto vasto e uniforme. Spettacolare è l’accoppiata con il grana padano, il formaggio tipico della zona, o con il gorgonzola, altra caratteristica specie della pianura padana. Quando il coltello scheggia un pezzo di grana o affonda nella pasta molle del gorgonzola, subito ci corre in aiuto un calice di rosso o di bianco fermo (qui ci gioca il palato) per assemblare il gusto. Ottima l’accoppiata gustosa col pannerone, formaggio che viene prodotto solo nella campagna lodigiana, e la crescenza, o i caprini o le formaggelle d’alpe, prodotte nel pavese. Il vino dei nostri colli va benissimo per sottolineare la sensorialità del risotto alla certosina, o del riso alla milanese con lo zafferano, o un riso bollito con burro, salvia e filetti di pesce persico sopra. C’è chi ama innaffiare la minestra di pasta e verdura col vino di San Colombano, come tanti nostri vecchi nelle cascine, oppure lo abbina con la polenta, declinata in tante forme (con salsiccia, chiodini, formaggi, carne, ecc) e chi invece ama accoppiarlo con gli insaccati, che a Lodi, a Pavia e a Piacenza sono speciali e gustosissimi. Sui salumi tipici si potrebbe scrivere e discorrere per ore, tutti conoscono i salami, i prosciutti, le filzette, e anche i salami da cuocere (i cotechini e gli zamponi) che arricchiscono e bandiscono le tavole dei padani per molti mesi l’anno. Il vino rosso si sposa magnificamente con la gallina ripiena (un piatto molto in voga nelle cascine) e con la cacciagione (fagiano e lepre), mentre il bianco e la malvasia, vitigno molto presente sulle colline, sono molto indicate con i dolci come la Torta di Lodi, il budino di pesche, il torrone o i meini.
Andare alla ricerca dei gusti e delle specialità gastronomiche locali non è difficile, molti ristoranti del territorio guidano il gastronauta –per usare una metafora ben azzeccata- alla scoperta della rassegna dei prodotti tipici lodigiani. Nei territori confinanti analoghe iniziative sono state organizzate (nel pavese e nel piacentino) con analogo successo di pubblico.
Il vino giusto da abbinare alla cucina della bassa Lombardia è senza dubbio quello proveniente dalla nostra cantina, che fa da cornice e da trait d’union con i sapori di una tradizione dura a morire.

Per qualsiasi informazioni o per ricevere i nostri vini a domicilio