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L’eccezionale peculiarità dell’ambiente delle colline di San Colombano al Lambro

Le caratteristiche del terreno

vigneti1Le colline sulle quali si producono i gustosi vini bianchi e rossi si stendono sul territorio di tre comuni: San Colombano al Lambro, enclave della provincia di Milano in quella di Lodi, Miradolo Terme, provincia di Pavia, e Graffignana, in provincia di Lodi.
Le colline si ergono isolate in mezzo alla pianura padana, a pochi chilometri da Lodi e a breve distanza dall’Oltrepò Pavese e dalle colline di Piacenza. La zona è da quasi due millenni una piccola zona vitivinicola. La collina si alza dalla pianura circostante di circa 150 metri, ha un’estensione da est a ovest di sette chilometri per una larghezza di circa due chilometri. La collina di San Colombano è stata nel tempo terra di conquista per la felice e strategica posizione, confermata da riferimenti storici. In zona soggiornò l’immortale poeta Francesco Petrarca ospite dei Visconti, tra le mura del Castello di San Colombano, che mandò ai posteri una bellissima lettera indirizzata all’Arcivescovo di Genova in cui raccontava delle bellezze e delle suggestioni del territorio. Infatti nelle giornate limpide, dalla collina che sovrasta il paese di San Colombano la visione spazia verso nord ed arriva a tutto l’arco alpino, mentre dalla parte di Miradolo Terme, verso sud, lo sguardo si apre sulla valle del Po fino agli Appennini. La collina è circondata dalla pianura, terra resa fertile dai molti canali di irrigazione, costruiti nel tempo, fra i quali la Roggia Colombana che lambisce la collina a nord e il Nerone che passa a sud.

vigneti1L’origine geologica della collina è stata provocata probabilmente da un movimento tellurico che l’avrebbe fatta emergere dal mare nell’epoca miocenica oppure successivamente, per la natura corallifera del ritrovamenti, coralli e conchiglie, che ancora oggi vengono alla luce in uno stato di perfetta conservazione durante le lavorazioni agricole del terreno.
Durante l’epoca glaciale, i materiali detritici, che in abbondanza scendono dai monti a riempire le vallate, hanno dato una configurazione particolare alla collina; in epoche successive, con lo scioglimento dei ghiacciai, anche le acque dei fiumi che con impeto scendono al mare, la modellano rodendo e formando pittoresche vallate. Il versante sud della collina è composto da alcune vallate allungate verso il Po proprio a causa delle dirette erosioni, mentre la parte a nord, verso il fiume Lambro, ha un profilo più uniforme. Il sottosuolo è ricco di carbonato di calcio, di cloruro di sodio, di iodio, di ossido di ferro, di anidride solforosa e carbonica, come testimoniano le acque sorgive di numerose fonti sparse ai piedi della collina, il cui valore terapeutico – un tempo noto solo dagli abitanti della zona- è ora riconosciuto da tutti, tanto da favorire la costruzione di due centri termali. Queste acque hanno caratteristiche marine, fanno parte di una grande falda acquifera salmastra dell’Italia settentrionale, che dalla collina in un terreno pliocenico, segue una linea verso Voghera, Piacenza, Parma. Le caratteristiche del terreno, che alterna zone sabbiose a zone calcaree molto permeabili, il sottosuolo ricco di minerali, la costante esposizione al sole, fanno della collina un ambiente ideale e vocato per la coltivazione della vite.

La storia del vino

vigneti-3Si ha ragione di ritenere che la coltivazione della vite si sia diffusa con l’evangelizzazione della zona ad opera del frate irlandese San Colombano, da cui il paese prende il nome, quindi attorno al 400 dopo Cristo. I monaci al seguito del santo intuiscono subito le potenzialità della zona e iniziano la viticoltura abbinandola all’evangelizzazione.
Il primo importante riconoscimento avviene nel 1371 ad opera di Galeazzo Visconti sull’intensificazione della cultura del colle. Galeazzo intuisce la necessità di una vera colonizzazione per bonificare e abitare queste terre, con il riconoscimento della piccola proprietà lavoratrice. Nel 1534 i Certosini diventano i feudatari del luogo. L’uva è ormai diventata il prodotto principale ed essenziale del territorio, e così lo sarà per diversi secoli. Il prodotto è apprezzato e i vini sono “ricercatissimi per naturalezza e bontà” come emerge da un rapporto del 1802 dell’Autorità di tutela alla Repubblica Italiana.
Del vino di San Colombano parla entusiasticamente il conte milanese Carlo Verri nel 1824 nei suoi discorsi intorno al vino e alla vite.
Adriani Balbi compila nel 1840 una descrizione dei migliori vini lombardi e oltre a quelli Valtellinesi e Varesini ricorda quelli di San Colombano. Il periodo d’oro della collina, per numero degli addetti e per superficie vitata, è nel periodo precedente la seconda guerra mondiale.
Nel 1938 lo storico locale Curti Pasini riferisce di 820 ettari coperti da vigneto specializzato, che dà una media di 127 quintali per ettaro, per una produzione di 100 mila quintali d’uva da vite specializzata, 12 mila da vite promiscua; l’uva da tavola prodotta ammonta a circa 6 mila quintali. Metà degli abitanti (6900) sono dediti all’agricoltura. Nel dopoguerra si registra un sensibile esodo dalla terra, mentre negli anni ’70, con l’inizio della sperimentazione viticola da parte dell’Università degli studi di Milano, inizia un ulteriore miglioramento qualitativo, che prosegue tuttora. Molti nuovi impianti vengono fatti col sistema a guyot, a cordone speronato basso o a casarza, con fittezze d’impianto medio alte, accorgimenti che portano ad ottenere il massimo risultato.
Nel 1984 ottiene il riconoscimento di zona a denominazione d’origine , che prende il nome del santo irlandese: Vino Doc “San Colombano”. Con la vendemmia del 1995, la zona di produzione del vino Doc San Colombano è anche zona ad Indicazione Geografica Tipica (IGT) “Collina del Milanese”. Negli ultimi anni la produzione si è ridotta molto rispetto a 50-60 anni fa, la coltivazione non è più intensiva e nel 1998 i quintali di uva prodotta si attestano sui 27 mila quintali.
L’antica tradizione enologica è supportata dal Consorzio Volontario Vini Doc San Colombano formato nel 1987 da diciotto delle più importanti aziende dei paesi collinari. Lo scopo è di tutelare, valorizzare, difendere la produzione ed il commercio del vino a denominazione d’origine controllata. Il consorzio compie attività promozionale e di rigoroso controllo amministrativo e chimico-organolettico sui vini dei produttori associati.

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